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giovedì 17 marzo 2016

I Marittimi Italiani in Europa – interrogazione Europarlamentare

La politica o presunta tale, quella parlata in televisione o quella urlata degli slogan, è sempre più distante dai reali problemi dei cittadini, e dobbiamo rimarcare che gli unici che sono in contatto con il territorio, con la cosiddetta "pancia", sono i nostri "Cinquestelle".
Chiamateci grillini, populisti, antipolitici, demagoghi, inesperti, sono solo parole vuote che stanno acquistando significati auspicati ma impensabili da quel lontano 8 marzo del 2009 a Firenze.
I nostri governanti, che ricordiamo sono lì per una distorsione costituzionale e mi riferisco al premio di maggioranza elettorale del "porcellum", ebbene, questi nostri rappresentanti tutto fanno fuorché rappresentare l'elettorato poiché le loro azioni sono sempre in direzione opposta a quello che la pura logica imporrebbe; quindi, sintetizzando al massimo, vengono meno al risultato referendario sull'acqua pubblica, salvano le banche con i soldi dei correntisti (ricordiamo anche questo passaggio, è il governo che c'impone di tenere un conto corrente, altrimenti nemmeno lo stipendio potremmo incassare), tolgono l'articolo 18 che tante lotte e sangue dei nostri avi è costato, tagliano le pensioni ma non quelle d'oro, tagliano alla sanità e alla scuola, causano il problema esodati e invece di risolverlo, dicono ci siamo sbagliati ed inoltre, per timore della volontà popolare, non accorpa il referendum "trivelle" alle prossime elezioni di giugno, determinando un ulteriore esborso di quattrini pubblici, i nostri.
Tutto questo condito da corruzione e mazzette, scandali che emergono a macchia di leopardo in tutta Italia.
Cosa c'entra tutto ciò con i marittimi?
C'entra, anzi c'azzecca.
Per anni i marittimi non hanno avuto un interlocutore politico perché non c'era attenzione non solo verso questa classe invisibile di lavoratori, ma proprio il cittadino in quanto tale, non era considerato dai nostri rappresentanti una volta eletti.
Ora c'è il M5S, questi portavoce, sindaci, senatori, deputati, eurodeputati, consiglieri regionali e comunali, devono la loro elezione solo al popolo, e solo a lui devono rendere conto.
Non ci sono gruppi di potere alle loro spalle, è questa la vera rivoluzione.
Tornando ai marittimi, dopo Luigi Gallo alla camera dei deputati, Sergio Puglia al senato della repubblica, è la volta dell'eurodeputato Fabio Massimo Castaldo che mi fa pervenire questa nota che porto alla pubblica attenzione:

Bruxelles 17/3/2016
 "L'Italia deve adeguarsi alla normativa europea e internazionale e rimediare alla discriminazione che penalizza i lavoratori marittimi italiani rispetto a quelli degli altri Stati europei e non.
I clamorosi ritardi registrati nell'adeguamento sono inammissibili e stanno lasciando i lavoratori del settore nell'incertezza totale. Molti di loro non vedono riconosciuta la propria esperienza e competenza proprio per l'azione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che avrebbe invece dovuto aiutarli".
Fabio Massimo Castaldo

E di seguito un'interrogazione con richiesta di risposta scritta al Parlamento Europeo: eccone il testo.
Il Dlgs 136/2011 traspone la direttiva 2008/106/CE sui requisiti minimi comuni di formazione dei lavoratori marittimi adottata nel quadro della Convenzione STCW.
Inter alia la normativa comunitaria identifica i criteri per la concessione del certificato di autorizzazione a svolgere la professione e prevede che la direttiva 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali trovi applicazioni in materia.
Il Dlgs 136/2011 richiede parametri nettamente più esigenti rispetto a quelli fissati dalla normativa europea per ottenere il rinnovo del certificato IMO - che, solo, dà diritto all'esercizio della professione – con particolare riferimento al tempo lavorato nei mesi precedenti.
Tramite il decreto Bianchi del 2007 e il D.M. 121/2005 sono stati cancellati i titoli professionali del Codice della Navigazione e sono state individuate due figure professionali: marittimo del traffico e marittimo del diporto. Per il certificato da diporto è richiesta una formazione identica a quella necessaria per il certificato IMO, ma più onerosa, e, inoltre, lo stesso -non riconosciuto dall'Organizzazione Internazionale Marittima- non ha alcun valore all'estero. 
Il Dlgs 71/2015 dovrebbe abolire il Dlgs 136/2011 e ripristinare in Italia la situazione di conformità alla normativa internazionale e comunitaria, ma mancano i relativi provvedimenti attuativi.
Si chiede alla Commissione:
-se sia a conoscenza della situazione;
-se non ritenga che questa costituisca una violazione della normativa europea realizzando, in particolare, una discriminazione a contrario.
E siamo solo all'inizio.
A riveder le stelle.

Comunicato Stampa

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