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venerdì 20 novembre 2015

Gente di Mare - mai più discriminazioni

Ho voluto attendere qualche giorno prima di dare una valutazione all’esito dell’incontro romano di martedi scorso: Gente di Mare - mai più discriminazioni.
Potrei cominciare dal 2007, quando ho iniziato a battagliare per la soppressione dei titoli professionali, o dal 2008 quando insieme ad altre associazioni marinare fondammo la LAAM (Lega Autonoma delle Associazioni Marinare) o dagli anni spesi in giro fra Viareggio, Messina, Porto Santo Stefano, Roma, fino a quel 12 gennaio 2014 a Castellammare di Stabia, al primo incontro tecnico con i portavoce del M5S.
Potrei, ma comincio questa mia breve dissertazione dal mese scorso, quando partecipai a Vico Equense ad un incontro organizzato dal MeetUp locale con il sen. Sergio Puglia:
si parlava di Microcredito, di RC auto equa ed inevitabilmente il discorso finì sul nuovo ennesimo taglio del governo, quello concernente i lavoratori stagionali e all’indennità di disoccupazione dimezzata.
Notai la palese indignazione del senatore e dissi: “Perché questi sentimenti d’ingiustizia e d’oppressione non si manifestano per la situazione dei marittimi italiani”? Eppure la marineria era il motore, insieme al turismo, dell’intera economia dei paesi sorrentini.
Chi più chi meno, i portavoce del M5S sono tutti disponibili, ma non mi aspettavo un appuntamento per il venerdì successivo per approfondire le problematiche del settore marittimo. Tre ore “full immersion”, di dedizione totale, di lettura e studio di una mezza risma di stampati, per capire a fondo, non superficialmente o tanto pe’ fa vedè.
Ed è grazie a questa dedizione che gli on. Gallo e Puglia, sono riusciti a mettere in evidenza le contraddizioni ed i balbettamenti, la scarsa conoscenza del STCW code e della marineria in genere, da parte dei nostri dirigenti.
Tiro le somme e sono molto soddisfatto; non perché abbia potuto dire ciò che penso ad un dirigente del MIT, anzi la cosa mi ha rammaricato poiché avrei voluto avviare una discussione seria sul decreto ministeriale 121 del 10 maggio 2005, che tanto sta danneggiando un settore marittimo dai numeri importanti, parlo di quello del diporto, ma ho dovuto arrendermi davanti all’evidenza che si parlano due linguaggi diversi, e non c’è la volontà e l’umiltà da parte del Ministero, d’avvicinarsi alla materia “mare”.
La dottoressa Cantoni ha portato un documento incontestabile sulle cifre degli incidenti in mare riguardanti le imbarcazioni da diporto. Dottoressa, quei dati sono riferiti ai diportisti, i marittimi non fanno diporto, lavorano. E se la mia interlocutrice non riesce nemmeno a comprendere che non c’è alcuna differenza della tipologia di lavoro svolta fra diporto privato e diporto commerciale, e se non c’è volontà di comprendere allora il confronto è inutile, diventa scontro, me ne dispiaccio fortemente e sono il primo a porgere le mie scuse ai presenti.
Perché allora sono molto soddisfatto: non mi ritengo appagato da promesse politiche che potrebbero lasciare il tempo che trovano poiché il M5S è all’opposizione, ma lo sono dal fatto che finalmente una forza politica ha evidenziato a livello istituzionale la crisi del comparto e l’incapacità del Ministero di affrontare il più semplice scambio dialettico.
E sono ancora più contento poiché abbiamo avuto attenzione anche dal vicepresidente della Camera on. Luigi Di Maio il quale, nonostante sia chiaramente oberato di lavoro (n.d.r. io stesso ho visto la mole impressionante di cartelle sulla sua scrivania), dopo averci ricevuto ha voluto il mio dossier sul DM 121/2005 con il quale ne evidenzio i vizi e le criticità.
Allora, aldilà delle mie ben note simpatie politiche e anche se questo articolo non vorrebbe essere uno spot, sento forte il bisogno di  dare merito ai nostri cittadini portavoce del Movimento 5 Stelle se si è riusciti ad organizzare una manifestazione simile.
Chiudo citando l’articolo tre della nostra costituzione che Sergio Puglia ci rammenta: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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